Di Ginevra de Simone e HelinaMetsik
Quando pensiamo alle relazioni affettive, spesso diamo per scontato che esista un modello “migliore” rispetto agli altri: la monogamia. Questa idea è così radicata nella cultura occidentale da essere percepita come più naturale, più sana e più soddisfacente. Ma cosa dice davvero la scienza?
Gli orientamenti relazionali si riferiscono al modo in cui le persone strutturano le proprie relazioni affettive e sessuali. Gli orientamenti relazionali si possono dividere in due macrocategorie: la monogamia, cioè una relazione esclusiva con un solo partner, e la non-monogamia consensuale (CNM), un termine ombrello che include orientamenti relazionali in cui i partner coinvolti acconsentono alla possibilità di avere relazioni multiple. Tra queste troviamo:
- Poliamore: orientamento di non-monogamia consensuale che privilegia lo sviluppo di relazioni multiple, affettive, romantiche e spesso di lunga durata.
- Relazioni aperte: un orientamento in cui una coppia consente incontri sessuali esterni, mantenendo spesso l’esclusività emotiva o romantica all’interno della coppia stessa.
- Swinging: una pratica e un orientamento incentrati su rapporti sessuali con partner multipli al di fuori di una relazione romantica, generalmente vissuti nel contesto di una coppia.
Ma perché parlare di “orientamento”?
Inquadrare le strutture relazionali come un orientamento ha permesso alla ricerca di superare una visione centrata esclusivamente sui comportamenti, introducendo una prospettiva identitaria. Questo cambiamento ha reso possibile analizzare fenomeni come l’haloeffectdella monogamia (ossia la tendenza a considerarla implicitamente superiore) e lo stress minoritario vissuto da chi si colloca al di fuori di tale norma. Le ricerche scientifiche mostrano inoltre che le relazioni non-monogame tendono a essere stigmatizzate indipendentemente dall’orientamento sessuale delle persone coinvolte e che, in Italia, la deviazione dalla mononormatività è oggetto di stigma ancora maggiore della deviazione dall’eteronormatività.
Nonostante le persone non monogame debbano affrontare livelli più elevati di stigma e discriminazione, sono altrettanto soddisfatte della loro vita affettiva e sessuale quanto le persone in relazioni monogame. Una metanalisi del 2026, pubblicata su The Journal of Sex Research e basata su 35 studi e oltre 24.000 partecipanti, evidenzia che le persone coinvolte in relazioni CNM riportano livelli di soddisfazione, fiducia e benessere comparabili a quelli dei soggetti monogami. Questi risultati sfidano direttamente la credenza diffusa secondo cui la non-monogamia sarebbe intrinsecamente meno stabile o meno soddisfacente.
In conclusione, non esiste un orientamento relazionale intrinsecamente superiore agli altri. Monogamia e non-monogamia possono entrambe essere soddisfacenti se costruite in modo consapevole e consensuale. Comprendere e riconoscere questa diversità non significa promuovere un orientamento rispetto a un altro, ma ampliare lo sguardo sulle relazioni umane, riducendo lo stigma e favorendo il benessere individuale e relazionale.
Bibliografia:
Anderson, J. R., Hinton, J. D. X., Bondarchuk-McLaughlin, A., Rosa, S., Tan, K. J., & Moor, L. (2026). Countering the Monogamy-Superiority Myth: A Meta-Analysis of the Differences in Relationship Satisfaction and Sexual Satisfaction as a Function of Relationship Orientation. Journal of sex research, 63(1), 130–142.



