Di Daniela Botta, Agnese de Matteis, Eva Maria Sandi
Il desiderio sessuale cambia nel corso della vita e assume significati diversi nella sessualità individuale e in quella di coppia. Età, condizioni di vita e qualità dei legami contribuiscono a modellarlo, ma non sempre è facile capire in che misura.
Uno studio recente pubblicato su Scientific Reports ha esaminato 67.334 adulti appartenenti alla Biobanca estone, un ampio progetto di ricerca dell’Università di Tartu che raccoglie dati sanitari, genetici e sugli stili di vita della popolazione, per valutare l’associazione tra desiderio e sesso, età, orientamento sessuale, relazioni, figli, istruzione e occupazione. L’ampiezza del campione consente di considerare insieme le variabili e le loro interazioni.
Che cosa è stato misurato
Per leggere i risultati, è utile chiarire che cosa gli autori intendano per “desiderio”. È stato rilevato attraverso due affermazioni: avere forti impulsi sessuali e pensare frequentemente al sesso. È una misura generale, che non distingue tra desiderio solitario e di coppia, spontaneo o responsivo. Raccolti in un unico momento, i dati descrivono le associazioni tra i gruppi.
Differenze medie, non destini individuali
Nel campione, suddiviso in uomini e donne, il sesso e l’età risultavano le variabili più associate al desiderio. In media, gli uomini riportavano punteggi più elevati. La curva maschile raggiungeva il valore più alto tra la fine dei trent’anni e l’inizio dei quaranta; quella femminile tra i venti e i trent’anni, con una riduzione più marcata con l’età.
Il picco maschile intorno ai quarant’anni, inatteso rispetto a una lettura soltanto ormonale, invita ad approfondire l’intreccio tra aspetti biologici, relazionali e psicologici, come testimoniato anche dall’ampia variabilità individuale.
Relazioni, orientamento sessuale e figli
La soddisfazione relazionale era positivamente associata al desiderio, soprattutto tra le donne, sebbene con un effetto modesto. Il dato sulla condizione di coppia variava in base alle altre variabili. La relazione, quindi, non agisce come un semplice “interruttore”: conta il modo in cui viene vissuta.
Le persone bisessuali e pansessuali riportavano in media punteggi più alti delle persone eterosessuali, quelle asessuali punteggi più bassi. La misura esprime la frequenza di impulsi e pensieri sessuali, non il benessere: un desiderio meno frequente non è di per sé percepito come un problema e non indica un disturbo.
L’interazione più marcata riguardava il numero di figli. A parità di altre variabili, rispetto alle persone senza figli lo scarto tra uomini e donne aumentava già con un figlio, diventava più ampio con due, tre o quattro e raggiungeva il massimo con cinque. Negli uomini un maggior numero di figli si associava a un desiderio tendenzialmente più alto; nelle donne a livelli lievemente più bassi.
Gli autori collegano questa divergenza alla possibile diversa distribuzione di tempo, carichi di cura, stress e investimento relazionale. Considerano anche la direzione inversa: desiderio e caratteristiche della relazione possono contribuire alla dimensione familiare. Il dato rimanda non soltanto al numero dei figli, ma a come la genitorialità viene vissuta nella coppia.
Che cosa ci dice questo studio?
Nel complesso, le variabili considerate spiegavano soltanto il 28,3% delle differenze nei punteggi: una quota rilevante per informazioni di base, ma che sottolinea implicitamente quanto sia fondamentale considerare la storia e il contesto individuale. Il desiderio sessuale non coincide con la sola frequenza di impulsi e pensieri, come rilevato nello studio. Può presentarsi spontaneamente o emergere in risposta all’intimità e all’eccitazione, riguardare la sessualità individuale o l’incontro con la persona partner ed essere facilitato o ostacolato dal contesto. La valutazione clinica riguarda il significato del desiderio per la persona e la relazione., deve quindi distinguere come il desiderio si attiva, verso chi e in quali condizioni, se esiste una discrepanza nella coppia e se i cambiamenti sono vissuti come coerenti con sé o come fonte di disagio.
Articolo di Riferimento
Aavik T., Täht K., Vainik U., Mõttus R. (2026), Associations of Sexual Desire with Demographic and Relationship Variables, Scientific Reports, 16, 215. DOI: 10.1038/s41598-025-23483-0.



