di Francesca Tripodi
Recentemente sono state pubblicate nuove linee guida cliniche per il lavoro con persone coinvolte in pratiche kink, elaborate da un gruppo internazionale di clinici e ricercatori e pubblicate sul Journal of Sex & Marital Therapy. Queste linee guida rappresentano uno dei primi tentativi sistematici di definire standard di competenza clinica e culturale per professionisti della salute mentale che lavorano con persone coinvolte in pratiche BDSM o altre forme di sessualità kink.
L’elaborazione delle linee guida ha richiesto un processo di lavoro di circa due anni, che ha coinvolto oltre venti esperti del settore, combinando la revisione della letteratura scientifica e l’analisi dell’esperienza clinica. L’obiettivo principale è fornire strumenti per una presa in carico clinica culturalmente competente, in grado di ridurre il rischio di stigmatizzazione e di bias terapeutici nei confronti di questa popolazione.
Kink, stigma e pratica clinica
Il termine kink è utilizzato come categoria ombrello che include una vasta gamma di pratiche consensuali, fantasie, identità e configurazioni relazionali, tra cui BDSM (Bondage/Discipline, Dominance/Submission, Sadism/Masochism) e pratiche fetish.
La letteratura evidenzia come le persone coinvolte in queste pratiche sperimentino frequentemente stigma sociale e discriminazione, anche in ambito sanitario e psicoterapeutico. Diversi studi hanno documentato esperienze di bias da parte di professionisti della salute mentale, che possono includere la patologizzazione delle pratiche kink o la richiesta implicita di abbandonarle come condizione per il trattamento.
Queste dinamiche possono avere importanti conseguenze cliniche, tra cui:
- mancata disclosure delle pratiche sessuali durante il percorso terapeutico;
- deterioramento dell’alleanza terapeutica;
- interruzione prematura del trattamento.
La letteratura suggerisce inoltre che circa il 10–12% della popolazione generale abbia sperimentato almeno una volta comportamenti kink, mentre una quota più ridotta sviluppa un’identità o un coinvolgimento stabile nella subcultura kink.
Un dato rilevante per la pratica clinica è che la ricerca empirica non supporta l’ipotesi che gli interessi kink siano associati a psicopatologia o necessariamente derivino da esperienze traumatiche, nonostante tali credenze siano ancora diffuse nella cultura clinica.
Le linee guida cliniche
Le linee guida sono organizzate in quattro aree principali, che definiscono conoscenze di base, competenze cliniche e responsabilità professionali.
1. Conoscenze di base, competenze e atteggiamenti clinici (Guidelines 1–9)
I professionisti devono sviluppare una comprensione fondamentale della sessualità kink e delle sue implicazioni cliniche.
Le linee guida stabiliscono che i clinici dovrebbero:
- Comprendere che il termine kink include una vasta gamma di comportamenti e identità erotiche consensuali.
- Essere consapevoli dei propri limiti di competenza e ricorrere a supervisione o consultazione quando necessario.
- Riconoscere che fantasie, interessi o comportamenti kink non costituiscono di per sé un disturbo mentale.
- Comprendere che il kink non è necessariamente una conseguenza di trauma o abuso.
- Considerare l’intersezione tra kink e altre identità sociali (genere, orientamento, cultura).
- Riconoscere che il kink può facilitare l’esplorazione dell’identità sessuale e relazionale.
- Comprendere l’impatto dello stigma e della discriminazione sul benessere delle persone coinvolte.
- Comprendere la centralità del consenso nelle dinamiche kink.
- Riconoscere che le esperienze kink possono essere associate a crescita personale, empowerment e sviluppo identitario.
2. Questioni evolutive nel ciclo di vita (Guidelines 10–13)
Le linee guida sottolineano che le pratiche e le identità kink devono essere comprese nel contesto dello sviluppo individuale.
I clinici dovrebbero:
- Considerare l’influenza delle differenze generazionali sulle pratiche e identità kink.
- Riconoscere che l’interesse per il kink può emergere in diverse fasi della vita.
- Comprendere la varietà delle configurazioni familiari tra le persone coinvolte nel kink.
- Evitare di presumere che il coinvolgimento nel kink comprometta le competenze genitoriali.
3. Assessment e intervento clinico (Guidelines 14–19)
Questa sezione riguarda direttamente la pratica psicoterapeutica.
I clinici dovrebbero:
- Non assumere che i problemi presentati in terapia siano causati dal kink.
- Riconoscere che interventi di conversione o tentativi di eliminare comportamenti kink consensuali sono eticamente inappropriati.
- Considerare che il disagio relativo al kink possa derivare da stigma interiorizzato, piuttosto che da una psicopatologia.
- Valutare continuamente i propri bias e atteggiamenti verso il kink.
- Comprendere come stereotipi sociali possano influenzare la presentazione clinica dei pazienti.
- Distinguere accuratamente tra pratiche kink consensuali e violenza nelle relazioni intime, effettuando valutazioni cliniche informate rispetto al contesto kink.
4. Formazione professionale e responsabilità della comunità clinica (Guidelines 20–23)
Le linee guida riconoscono anche il ruolo dei professionisti nello sviluppo della disciplina.
I clinici dovrebbero:
- Rimanere aggiornati sulla letteratura scientifica relativa al kink.
- Promuovere la formazione professionale su queste tematiche.
- Conoscere risorse cliniche, educative e comunitarie per i clienti kink.
- Contribuire alla riduzione dello stigma sociale nei confronti delle sessualità kink.
Implicazioni per la sessuologia clinica
Queste linee guida rappresentano un passo importante verso lo sviluppo di standard di competenza clinica per il lavoro con minoranze sessuali meno riconosciute.
Per i sessuologi clinici e gli psicoterapeuti, esse sottolineano l’importanza di:
- integrare la competenza culturale sessuologica nella pratica clinica;
- evitare processi di patologizzazione automatica delle diversità sessuali;
- considerare il ruolo dello stigma e del minority stress nella concettualizzazione clinica.
In un contesto in cui la formazione universitaria in sessuologia rimane spesso limitata, l’adozione di queste linee guida può contribuire a migliorare la qualità dell’intervento clinico e a promuovere una pratica terapeutica più informata, inclusiva e basata sulle evidenze.
Per saperne di più:
- Richard A. Sprott, Cara Herbitter, Patrick Grant, Charles Moser & Peggy J. Kleinplatz (2023) Clinical Guidelines for Working with Clients Involved in Kink, Journal of Sex & Marital Therapy, 49:8, 978-995, DOI: 10.1080/0092623X.2023.2232801
- https://www.kinkguidelines.com



