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Procreazione assistita e sessualità maschile

Procreazione assistita e sessualità maschile

Recentemente l’infertilità è stata oggetto di una maggiore attenzione da parte dei media e dell’opinione pubblica, grazie alle nuove acquisizioni tecnologiche in materia di riproduzione assistita. I passi da gigante compiuti dalla scienza in questo campo hanno contribuito a creare un diffuso ottimismo e, in alcune coppie, delle forti aspettative di successo che non trovano, purtroppo, conforto nei dati relativi all’efficacia dei vari trattamenti. Secondo l’Istituto Superiore della Sanità, infatti, in Italia si riscontra una percentuale di gravidanze, ottenute tramite tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), che si aggira intorno al 24% (ISTISAN, 2003). Quindi le probabilità di successo per chi decide di intraprendere un percorso di questo tipo restano relativamente basse. Ciò sottolinea la necessità di un counselling specifico, che, oltre ad offrire informazioni relative ai trattamenti, consenta di elaborare i vissuti e le aspettative rispetto ai loro possibili esiti.
Un ampio corpo di letteratura ha evidenziato come l’esperienza dell’infertilità e i successivi trattamenti di PMA siano spesso accompagnati da un forte distress emotivo nella coppia (Saleh et al., 2003; Verhaak et al. 2005). Gli stessi studi sembrano suggerire un minor coinvolgimento emotivo degli uomini rispetto alla diagnosi di infertilità, se paragonati alle donne. È probabile però che tali osservazioni siano state viziate da una sottostima delle risposte emotive negli uomini, dovuta ad una maggiore tendenza maschile all’alessitimia, che si esprime nella difficoltà ad identificare e a condividere i propri vissuti emotivi ( Michetti et al., 2007; Sadovsky, Levine, 2005; Saleh et al. 2003).
Inoltre, se si considerano quei casi in cui il problema risiede esclusivamente nel partner maschile si evidenzia una carica emotiva diversa (ad es., una più alta incidenza della depressione rispetto ai normo-fertili, o a coloro i quali condividono la causa di infertilità con le partner).

Aspetti sessuologici nell’uomo
Sessualità e infertilità possono essere associati in differenti modi. Per una piccola percentuale di pazienti infertili, i problemi sessuali costituiscono la causa primaria dell’infertilità e a volte rischiano di essere trascurati (ad es., rapporti poco frequenti, vaginismo, dispareunia, problemi legati al desiderio, disfunzione erettile). Secondo Costa (2001) i disturbi del desiderio, in particolare, condizionano il livello di soddisfazione dei rapporti sessuali e la loro frequenza, riducendo le probabilità di un concepimento.
Per una più ampia percentuale di pazienti (10-60 %), l’infertilità può avere varie ripercussioni sul funzionamento sessuale (ad es., assenza o carenza di desiderio sessuale e disturbi dell’orgasmo), le quali possono essere variabili da episodiche difficoltà, gestibili con adeguati educazione e supporto, a disfunzioni sessuali vere proprie che richiedono un trattamento specialistico. I problemi sessuali possono manifestarsi, quindi, come conseguenza dell’infertilità (Darwish, 2002).
Uno studio di Moro e colleghi (2003), ha evidenziato che l’incidenza delle disfunzioni sessuali maschili era superiore nei casi in cui l’infertilità riguardava l’uomo. La diagnosi di infertilità si associava alla comparsa del disturbo del desiderio ipoattivo  e, in misura minore, del dolore coitale e del disturbo dell’orgasmo (l’11% dei soggetti, inoltre, a prescindere dalla presenza o meno di disturbi specifici,  riferiva di un peggioramento globale  della qualità della vita sessuale).
Questi risultati confermano quanto detto in precedenza, ossia che gli uomini riportano un distress più marcato, in quei casi in cui vi è un fattore maschile di infertilità e sottolineano quanto sia importante per l’equilibrio psicofisico di un uomo percepirsi come persona capace di procreare.
La sessualità umana è segnata dal modo in cui ciascun individuo costruisce la propria identità sessuata, sulla base del confronto con le aspettative sociali, che sono condizionate dagli stereotipi di genere. Tra questi vi è l’identificazione millenaria tra potentia coeundi e potentia generandi. La generazione di un figlio, infatti, rappresenta una prova cruciale per il riconoscimento sociale della virilità e del funzionamento sessuale di un uomo. Per questo motivo, la scoperta di una condizione di infertilità si traduce spesso in una percezione negativa della propria immagine corporea, in un senso di inadeguatezza e in una riduzione dell’autostima.
In relazione a questo aspetto Righetti e Luisi (2007), affermano che parte dell’identità femminile viene fondata sul tema della vagina, dove il clitoride, sede principale del piacere sessuale, consente di differenziarlo simbolicamente dalla funzione riproduttiva. Al contrario, nell’uomo le strutture deputate al piacere sessuale e alla procreazione sono strettamente interconnesse, cosicché la confusione fra queste due dimensioni, alimentata dagli stereotipi sociali, trova terreno fertile nelle peculiarità dell’anatomia maschile.
Anche l’insieme delle procedure diagnostiche e terapeutiche proprie della PMA rappresentano un ulteriore ostacolo al benessere sessuale. Alcune in particolare, come i prelievi di sperma, possono giocare un ruolo chiave nella genesi e nello sviluppo di un disturbo sessuale. L’esame del liquido seminale viene spesso vissuto con disagio, a causa del timore del giudizio che il medico e, successivamente, la partner daranno della sua fertilità e quindi di lui stesso, in quanto persona adeguata o inadeguata a “funzionare” fisicamente e socialmente (Testa e Graziottin, 2006).
Fin dalle prime indagini, si danno alla coppia delle indicazioni per aumentare la probabilità di concepimento, concentrando l’attività sessuale nella fase ovulatoria del ciclo, ma in alcuni casi, i partner possono interpretare troppo rigidamente questo consiglio, senza considerare in alcun modo il desiderio sessuale. La frequenza dell’attività sessuale può diventare ossessiva, con rapporti quotidiani e ripetuti più volte nello stesso giorno. A volte, intervengono cambiamenti radicali nello stile di vita che possono riguardare l’alimentazione, l’esercizio fisico o l’attività sessuale; “…è possibile, ad esempio, che la coppia si dedichi ad una sorta di ginnastica sessuale al fine di mantenere il maggior volume possibile di liquido seminale in vagina. Tali modificazioni del comportamento, soprattutto se rigide ed esasperate, simboleggiano le difficoltà del soggetto a percepirsi come persona infertile, da cui il bisogno di attribuire il problema a cause esterne, modificabili attraverso l’adozione di nuovi comportamenti” (Moro et al. 2003, p. 36).
In questi casi, è facile che l’ansia da prestazione e la paura di fallire possano prevalere, portando all’aumento dei livelli di adrenalina, che agisce inibendo l’erezione. Paradossalmente, in alcuni casi, si realizza un’astensione totale dai rapporti, con l’unico obiettivo di non rievocare il dolore legato alla consapevolezza della propria condizione.
Ciò che prima era piacere, adesso diventa uno strumento per raggiungere lo scopo del concepimento, e si associa ad una serie di vissuti negativi, incrementati dai ripetuti fallimenti. Si assiste ad una perdita di spontaneità, in quanto la necessità dei rapporti “a comando” e della programmazione della propria vita sessuale annulla lo spazio dell’intimità e del gioco, relegandoli ad una relazione che si configura a tre, con la presenza costante degli esperti vissuta come invadente. La qualità dei rapporti sessuali rischia di essere misurata in termini di capacità di concepimento piuttosto che in termini di intimità, comunicazione ed espressione d’amore. Queste pratiche rafforzano l’associazione tra sessualità e concepimento, rischiando di rendere la coppia incapace di godere del piacere dell’incontro sessuale.

Strategie di coping e funzione sessuale
Come si è detto in precedenza, l’esperienza clinica e diversi studi sperimentali suggeriscono che lo stress relativo all’infertilità e al suo trattamento può causare tensione nella relazione sessuale di una coppia. La risultante disfunzione sessuale può interferire con il processo di concepimento ed esacerbare il disagio. In situazioni particolarmente stressanti, gli individui adottano una o più strategie di coping. Tali strategie rappresentano specifici sforzi (di tipo cognitivo, emotivo e comportamentale) di gestire lo stressor, e possono risultare più o meno efficaci.
Una scarsa qualità della comunicazione di coppia, un frequente utilizzo di strategie di evitamento delle tematiche inerenti la fertilità e la genitorialità, una rigida pianificazione della sessualità e dello stile di vita, un eccessivo controllo delle emozioni risultano correlati positivamente ad alti livelli di stress. Al contrario, un atteggiamento basato sul confronto attivo, sulla condivisione delle emozioni, sulla ricerca del supporto sociale, sul ricorso allo humor favoriscono il benessere individuale e un buon funzionamento sessuale (Schmidt et al., 2005; Bar-hava et al., 2001)

Il counselling psicosessuologico 
L’obiettivo del counselling è esplorare, comprendere e risolvere problematiche derivanti dalla condizione relativa all’infertilità e al suo trattamento, individuando quelle modalità che consentono di affrontarle in modo più efficace. Esso può avere diverse funzioni e obiettivi che dipendono dalla specifica situazione del paziente e del trattamento a cui viene sottoposto; ma può essere orientato anche su questioni che prescindono dalla PMA, offrendo degli strumenti per prendere decisioni alternative come l’affidamento o l’adozione, nonché per identificare modi di vivere una vita pienamente soddisfacente e ricca di significato senza bambini, indirizzando la realizzazione del proprio desiderio creativo in ambiti diversi dalla genitorialità.
Nel contesto specifico del trattamento dell’infertilità possiamo individuare e distinguere almeno tre tipologie di counselling (Strauss e Boivin, 2002), che corrispondono ad altrettanti obiettivi, sebbene spesso nella pratica clinica siano normalmente sovrapponibili:

  • Raccolta e analisi delle informazioni;
  • Counsellig finalizzato a operare delle scelte (decision-making counselling) e alla valutazione delle loro implicazioni;
  • Counselling supportivo;
  • Counselling terapeutico.

Offrire informazioni sufficienti è primariamente compito del medico specialista, ma i pazienti hanno bisogno di confrontarsi anche sulle implicazioni emotive e sociali che riguardano la scelta di un determinato trattamento, in modo da essere coinvolti più direttamente nel processo decisionale delle opzioni terapeutiche.
Il counselling supportivo offre sostegno emotivo ai pazienti che sperimentano distress che, come si è detto in precedenza, può essere generato dalla frustrazione del desiderio di avere un figlio, dalla pressione sociale e familiare, così come dalle procedure utilizzate e dai loro limiti di successo. Il bisogno di sostegno può intensificarsi in determinate fasi del percorso della PMA, come, ad esempio, in quella diagnostica, con la sua estenuante sequela di indagini ed esami; al momento di prendere decisioni; quando specifici trattamenti non vanno a buon fine. Il supporto non si limita ad offrire contenimento e comprensione, ma nella specifica cornice del counselling, acquista il significato di individuare, sviluppare e mobilitare le risorse della coppia e le strategie di coping utilizzate che risultano più efficaci, per affrontare le situazioni stressanti.
Nel contesto specifico dell’infertilità, vi è spesso una progressione naturale dal counselling supportivo a quello terapeutico (ibidem). Quest’ultimo può focalizzarsi su:

  • Una riflessione sui problemi individuali e sulla propria storia familiare;
  • Accettazione della propria condizione;
  • Valutazione dell’impatto emotivo e del significato dell’infertilità, al fine di consentire un’adeguata elaborazione del lutto;
  • Lavorare su concetti di sé e della propria vita alternativi per il futuro;
  • Sviluppare strategie di coping per minimizzare il distress;
  • Risolvere specifici problemi e/o conflitti relativi all’ambito interpersonale, matrimoniale e sessuale.

I principi teorici di riferimento che caratterizzano questi interventi possono includere la psicoterapia psicodinamica, le tecniche cognitivo-comportamentali, le terapie brevi centrate sul nucleo problematico relativo all’infertilità e al suo trattamento o degli approcci integrati. Una coppia o uno dei due partner possono trarne giovamento prima, durante e dopo un trattamento di PMA.
Attraverso il counselling sessuologico si portano all’interno della consultazione argomenti inerenti la sessualità. Da una parte, i pazienti vengono incoraggiati ad esprimere emozioni e pensieri attinenti alla dimensione della sessualità e a condividere eventuali difficoltà. Il counsellor sarà in grado di identificare tali difficoltà e di aiutare i pazienti a lavorare su di esse e a definire un adeguato trattamento. Dall’altra, preventivamente, i pazienti sono informati che la loro sessualità potrebbe essere sottoposta a dura prova durante le indagini di routine e i trattamenti propri del percorso della PMA. Ciò vuol dire promuovere una maggiore consapevolezza dei problemi sessuali comunemente associati alla condizione di infertilità in modo da mettere a punto adeguate strategie di coping.
Coerentemente con le linee guida fornite dalla European Society of Human reproduction and Embryology (Darwish, 2002), un appropriato counselling psicosessuologico nell’infertilità non può prescindere da:

  • Un’apertura dell’équipe alla trattazione di temi associati alla sessualità, tenendo in conto le differenze di genere;
  • Considerare le eventuali problematiche sessuali e il significato che assumono per gli individui stessi. Stabilire se sono primarie o secondarie all’infertilità e il ruolo che le procedure possono giocare nella loro genesi. Valutare se rappresentano problemi transitori, superabili con adeguati educazione e supporto, o disfunzioni più durature che necessitano di un adeguato trattamento;
  • Un’attenta valutazione degli aspetti psicologici che possono condizionare il benessere sessuale (ad es., la depressione) con il coinvolgimento diretto di psicologi, sessuologi o terapeuti di coppia;
  • Aiutare il paziente a riscoprire la propria sessualità come fonte di piacere laddove risulti rigidamente orientata all’obiettivo e basata sulla performance.

Nel parlare di counselling psicosessuologico rivolto ai partner maschili è opportuno partire da un discorso di più ampio respiro. La salute degli uomini come concetto e disciplina è ancora allo stato preistorico in confronto a quello delle donne. La maggior parte dei medici e del pubblico relega questo tema al campo che si occupa della prostata, della salute del flusso urinario, e all’aumento dell’erezione, ignorando un concetto di benessere e di salute più complessivo (Sadovsky e Levine, 2005).
Molti uomini non ricevono visite di routine, cure preventive o semplici indicazioni sanitarie e spesso ignorano sintomi o rimandano le consultazioni mediche a quando sono seriamente malati o provano dolore. Vari studi hanno dimostrato che gli uomini, nonostante dichiarino un uso più elevato di sostanze stupefacenti e alcol, e riportino più spesso problemi psicosociali, chiedono meno frequentemente aiuto rispetto alle donne per questo tipo di problemi (ibidem).
Gli aspetti psicosociali della salute degli uomini rimangono spesso incompresi o trascurati sia dai medici che da chi organizza i servizi sociosanitari. Gli stereotipi sociali relativi alla mascolinità, ben radicati in diverse culture e sostenute dalle istituzioni, limitano i comportamenti salutari. I messaggi sociali che gli uomini ricevono riguardo all’importanza di autosufficienza , forza fisica e controllo emotivo sono in conflitto con la ricerca d’aiuto. Essere invulnerabili, indipendenti e orientati al successo, confinare l’espressione emotiva per evitare ogni associazione con la femminilità, rappresentano gli obiettivi più importanti, sulla base dei quali modellare l’identità maschile.
Con presupposti di questo tipo, la verifica dello stato del benessere psicofisico di un uomo, è ostacolata da vissuti di paura, rifiuto, imbarazzo e dal desiderio di evitare una situazione sulla quale non può esercitare alcun controllo.
Tutte queste caratteristiche possono influenzare in qualche modo l’atteggiamento di uno staff di medici e psicologi al momento di occuparsi delle problematiche dei partner maschili nel corso di un trattamento per l’infertilità. È possibile, ad esempio, che alcuni specialisti siano portati a trascurare l’opportunità di offrire un counselling adeguato, in quanto alcuni uomini tendono a mantenere un atteggiamento da “macho”, apparendo sempre forti e sani.

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