GELOSIA E GELOSIE: TRA NATURA E CULTURA

Dott.ssa Luisa Nocito

Con il termine gelosia ci riferiamo ad una delle reazioni più comuni alla perdita reale o potenziale dell’oggetto desiderato, nel caso di una coppia alla perdita del partner. Culturalmente identifichiamo la gelosia immagine2come una emozione spiacevole e negativa. Stiamo, senza dubbio, parlando di un’emozione complessa che coinvolge la sfera relazionale, individuale e cognitiva dell’individuo fin dall’infanzia.


Secondo lo psicologo David Buss dell’Università del Texas esistono degli specifici circuiti cerebrali che si attivano nel momento in cui avvertiamo una minaccia all’interno delle nostre relazioni, in particolare in quelle sessuali. Quest’attivazione cerebrale renderebbe l’essere umano predisposto alla gelosia in maniera innata. Lo stesso filone di pensiero tende a spiegare le specifiche differenze di genere nell’espressione della gelosia rifacendosi a concetti prettamente darwiniani. È culturalmente diffusa, ed anche scientificamente supportata da alcune ricerche, l’idea che per le donne il tradimento sia molto più grave nel caso in cui questo coinvolga la sfera emotiva e non solo sessuale. Secondo la teoria della selezione naturale il maschio deve assicurarsi che alla prole sia trasmesso il proprio patrimonio genetico e non quello di un altro, il che lo porta a sperimentare sensazioni e comportamenti tipici della gelosia, al contrario le femmine hanno la certezza di trasmettere il proprio patrimonio genetico per cui non si preoccupano di questo aspetto. La femmina, da parte sua invece, vive nell’angoscia che il maschio, concentrandosi su un’altra, possa togliere a lei ed alla sua progenie, delle risorse fondamentali per la sopravvivenza. Si potrebbe affermare, quindi, che la selezione naturale ha modellato il cervello maschile per rispondere in maniera selettiva all’infedeltà sessuale, mentre ha plasmato quello femminile per reagire in maniera specifica all’infedeltà emotiva.

Riferendosi al contesto delle relazioni diversi autori hanno provato a definire immagine2nella maniera più esplicativa possibile i meccanismi che stanno alla base del complesso fenomeno emotivo.

Buunk distingue tre differenti tipologie di gelosia che si distinguono tra loro per livelli di problematicità e disfunzionalità. Le tre tipologie individuate sono le seguenti:

  • Gelosia reattiva, ovvero, la sensazione che un individuo può sperimentare in presenza di una situazione in cui il partner può essere impegnato con una terza persona in attività considerate esclusive della relazione. Questa prima tipologia potrebbe essere considerata “sana” o “razionale” poiché avviene in risposta ad una minaccia reale. A proposito della funzionalità della gelosia reattiva, alcune ricerche hanno evidenziato il ruolo positivo che questa può assumere per la qualità della relazione.
  • Gelosia possessiva indica la presenza di comportamenti volti a limitare qualsiasi tipo di contatto del proprio partner con terzi potenzialmente “minacciosi”. In alcuni casi estremi questa forma di gelosia può portare a comportamenti violenti.
  • Gelosia ansiosa è un processo per il quale gli individui tendono a ruminare sulle potenziali situazioni in cui i partner potrebbero essere infedeli. Tale meccanismo sebbene puramente immaginativo porta a sperimentare realmente sensazioni molto forti di ansia, sospetto, preoccupazione, diffidenza e sconvolgimento.

Da quanto detto si può concludere che non è sempre esatto considerare la gelosiaimmagine2 come un’emozione completamente negativa sebbene le sensazioni associate non siano piacevoli. Si può dedurre, infatti, che in molti casi questa abbia un valore protettivo nei confronti della relazione e costituisce una forma di espressione di interesse ed attenzione verso l’altro se non portata a situazioni estreme.